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Rassegna stampa d'epoca

VINCENZO MACULANI: esaminatore di Galileo Galilei

VINCENZO MACULANI

esaminatore di galileo galilei

            La notorietà storica del Padre Domenicano Vincenzo Maculani, nativo di Fiorenzuola, non è legata soltanto alle sue indubbie capacità di ingegnere che lo portarono a progettare le fortificazioni dell’isola di Malta e dei bastioni del Gianicolo, inespugnabili anche quando due secoli dopo, nel 1849, le truppe garibaldine resistettero agli assalti delle truppe di Oudinot. Nel 1633, otto anni prima della sua investitura a Cardinale da parte di Papa Urbano VIII, Vincenzo Maculani, in qualità di Commissario del Santo Uffizio, fu esaminatore nel processo contro Galileo Galilei uno dei più grandi intellettuali italiani del 1600 che col suo libro “Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze” è considerato oggi uno dei padri della fisica moderna.

            Si dice che fu proprio Maculani l’unico a difendere Galilei e a redire l’atto di abiura che il Galilei stesso firmò evitando torture e morte. Gli esami che il padre Maculani fece a Galileo furono di due ordini: esami giudiziali con tutte le formalità d’uso, ed esami extragiudiziali, o meglio, colloqui privati che furono proposti dal Maculani per evitare a Galilei la sala del giudizio dove tutte le regole della procedura dovevano essere seguite.

            Gli esami a loro volta dovevano avere due scopi: mettere in evidenza il fatto e in secondo luogo rilevare l’intenzione: nel 1600 una dottrina poteva essere condannata come eretica ma l’autore diveniva eretico se dichiarava e confessava di sostenere quella dottrina pur sapendola contraria al dogma cattolico. Il primo obiettivo degli esami, oltre che interrogare il reo, era esaminare l’opera incriminata il “Dialogo sui massimi sistemi” e quindi l’interrogatorio. Per poter apprezzare l’atteggiamento e la benevola disposizione di Maculani è doveroso, in sintesi, analizzare il capo d’accusa contro Galileo impostando alcune fondamentali premesse:

  1. Le scienze all’epoca erano strettamente legate alla filosofia e questa, a sua volta, alla teologia;
  2. L’indirizzo filosofico seguito dalle scuole cattoliche era quello scolastico basato sulle teorie di Aristotele che a sua volta seguiva il sistema astronomico di Tolomeo, secondo il quale la terra era posta al centro dell’universo e attorno alla terra ruotavano gli astri, compreso il sole;
  3. La teoria geocentrica di Tolomeo si accordava con alcune espressioni letterali della Sacra Scrittura;
  4. Galileo Galilei appoggiò le teorie espresse da Nicolò Copernico.

Nel 1615, cinque anni dopo la scoperta dei satelliti di Giove e dei movimenti di Venere attorno al Sole, Galilei scrisse una lunga epistola alla Granduchessa madre di Toscana, Cristina di Lorena, dove lo scienziato suggeriva alcune norme per l’interpretazione delle Sacre Scritture in modo da non offendere le nuove teorie scientifiche. Un’altra lettera analoga era stata precedentemente mandata a Padre Castelli (1613) e fu proprio a causa della divulgazione di questa che Galileo venne condotto dinanzi al Santo Uffizio che ascoltò le ragioni espresse dallo scienziato e alla fine sentenziò che egli doveva astenersi dal presentare le sue teorie come certe presentandole soltanto come ipotesi. Galileo, nel febbraio 1616, promise che avrebbe rispettato questa ingiunzione.

            Nel 1632 Galileo pubblicò (scritto in italiano e non in latino) “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” e nel mese di settembre dello stesso anno ricevette l’ordine di presentarsi al Santo Uffizio di Roma.

            Vincenzo Maculani era stato da poco tempo nominato Commissario del Santo Uffizio. A lui spettava esaminare il reo e riferirne alla Congregazione del Santo Uffizio. Gli incontri con Galilei furono 5 e soprattutto nell’ultimo, quello del 21 giugno, indagò sul pensiero del reo in ordine ai principi di fede basati sull’accettazione del sistema tolemaico. L’esame venne condotto da Maculani in presenza del Procuratore Fiscale e del Notaio che doveva redigere il verbale. Si parlò di tortura ma fu solo una minaccia fatta per formalità in quanto proprio le norme procedurali escludevano la tortura alle persone che avevano almeno 60 anni d’età.

            Logica e intonata al carattere dei tempi e alle mansioni dell’uomo è la partecipazione di Maculani alla stesura dell’atto di abiura. Maculani non presentò la sospettata eresia di Galileo come una semplice e pura trasgressione alla lettera delle Sacre Scritture, bensì la rivelò tale in quanto il pensiero scientifico non era scientificamente fondato.

            Vincenzo Maculani, incaricato di una penosa ma ben definita missione giudiziaria, doveva assolverla, e lo fece con molta umiltà, pur non accogliendole genitali congetture di Galileo che fino alla scoperta di Newton rimasero prive del sussidio indispensabile di una precisa dimostrazione.

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